Halloween da paura!

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Halloween è ormai alle porte e come ogni anno già impazza la corsa al costume più originale.

Pipistrelli, zombie, mostri e vampiri riempiono le vetrine dei negozi e a noi non resta che scegliere. Minimo sforzo massimo risultato, perché con pochi euro si riesce sempre a portare a casa il travestimento perfetto per la notte più horror dell’anno.

Ma vi siete mai chiesti da dove vengono quei costumi tanto carini eppure così economici? Di cosa sono veramente fatti? Chi li ha confezionati per voi e in che condizioni? Basta nascondersi dietro il muro dell’ignoranza, è ora di smetterla di fare finta di niente e guardare in faccia la spaventosa realtà che si cela dietro ad un costume da Dracula a 20 €.

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Come riportato da un interessante articolo di MTV news, Halloween è un vero e proprio business, una macchina da soldi che ogni anno riempie le tasche di chi troppo spesso non lo merita affatto.

Con una spesa media di 27.33 dollari a famiglia, la National Retail Federation (NRF) ha calcolato che quest’anno, solo in America si spenderanno ben 1.2 milioni di dollari in costumi di Halloween, di cui 950 milioni per quelli da bambino e ben 350 milioni per travestire i nostri amici a 4 zampe.

Di fronte a questi numeri da capogiro non possiamo certo restare indifferenti e tacere l’ennesima tragedia che si consuma dietro un’industria della moda senza scrupoli, troppo preoccupata a massimizzare i ricavi per occuparsi delle condizioni di lavoro dei propri operai.

Gettare luce su questo fenomeno tuttavia non è semplice. Come affermato da Ilana Winterstein, direttore di outreach and communications presso Labour Behind The Label, “Purtroppo c’è una vera e propria mancanza di trasparenza nel settore, ed è proprio questa mancanza a consentire la costante violazione dei diritti umani dei lavoratori tessili”.

Senza puntare il dito su di un brand in particolare, ciò che rileva la Winterstein è una “sistemica  e diffusa violazione dei diritti umani” all’interno dell’industria manifatturiera, veri e propri abusi perpetrati ai danni dei lavoratori costretti a lavorare in fabbriche fantasma, prive di ogni dispositivo di sicurezza, acqua e luce, dalle 10 fino alle 18 ore al giorno con una paga che non si avvicina neanche lontanamente al salario minimo previsto dalla legge.

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La maggior parte dei costumi che troviamo oggi in commercio viene prodotta in Cina, Bangladesh, Vietnam, Messico, Taiwan, U.K., Hong Kong ed è proprio in questi paesi che ogni giorno si consuma il dramma.

Cosa possiamo fare per impedirlo?

La moda è una forza importante nella nostra società. Può suscitare emozioni, provocare, guidare.

Negli ultimi anni, campagne di denuncia e sensibilizzazione come la Fashion Revolution, hanno trasformato la moda in una forza di giustizia, portando molti brand ad impegnarsi in “operazioni trasparenza”, costringendoli a rendere pubblici alcuni dettagli circa la supply chain delle loro industrie manifatturiere e delle condizioni di lavoro degli operai che vi lavorano.

Molto è stato fatto e molto resta ancora da fare.

Ciò che, dal canto nostro possiamo fare come consumatori, è informarci, chiedere, scegliere: diventare cioè consumatori consapevoli, indagando volta per volta sulle origini e sui processi di produzione di ciò che acquistiamo e avendo sempre ben chiaro nella mente che ogni volta che  scegliamo di indossare un costume di Halloween da pochi euro, stiamo contribuendo ad alimentare la tratta degli schiavi 2.0.

Festeggiare Halloween in modo etico e sostenibile si può.

A Seattle una giovane mamma ha messo su “Green Halloween“, un’associazione no-profit che promuove un modo diverso di festeggiare la notte delle streghe. Costumi riciclati, dolcetti fatti in casa e decorazioni realizzate con materiali di recupero per un party spaventoso all’insegna della sostenibilità.

Volete farlo anche voi? Seguite questo link, date sfogo alla fantasia e “Healthy Halloween” a tutti!

Fonte MTV news Don’t Let The Scariest Thing About Your Costume Be How It Was Made di Katherine Speller

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