IL TESSUTO COSMETICO DAGLI AGRUMI

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L’INTERVISTA ALLE FONDATRICI DI ORANGE FIBER: IL TESSUTO COSMETICO CHE NASCE DALLE ARANCE

Reblog di Milano Arte Moda – Ci siamo innamorati subito della loro storia fatta di ingredienti preziosi come la Sicilia, le arance succose, il sogno della moda con un’esigenza di sostenibilità e un po’ di cosmesi. Perché se la moda oltre ad aiutare il pianeta fa bene alla pelle perché non approfittarne? La ricetta l’hanno trovata loro Adriana Santanocito e Enrica Arena con Orange Fiber, il cosmeto-tessile ricavato dagli scarti delle arance utilizzando le nanotecnologie, che rilascia vitamine sul corpo.

È il loro momento e tra un impegno e l’altro, “è stato un mese senza respiro” ci ha precisato Enrica, siamo riuscite ad intervistarle.

Avete ricevuto il premio per l’Innovazione a monte e a valle della filiera istituito dal Gruppo Giovani Sistema Moda Italia. È il primo proveniente dal mondo della moda. Cosa vuol dire per voi?

Il progetto Orange Fiber nasce puntando al mondo della moda e alla filiera del tessile! In questi anni abbiamo ricevuto riconoscimenti e premi dall’universo delle startup e del business innovativo, dalla filiera agroalimentare e dall’imprenditoria femminile, dal comparto tecnologico a quello della scienza e della salute, ma dobbiamo ammettere che questo premio rappresenta per noi qualcosa di diverso: è il raggiungimento di un traguardo che ci eravamo poste fin dall’inizio e che non immaginavamo di poter raggiungere tanto velocemente. Questo premio equivale ad essere riconosciute per la prima volta dal fashion system come un vero brand di moda, un operatore del settore che con la propria idea si è ritagliato un posticino nel grande cielo della moda Made in Italy. Siamo felici di riceverlo e lo prendiamo come una promessa: la nostra promessa di impegnarci con serietà e dedizione verso una moda più sostenibile e innovativa.

Come è nata l’idea di Orange Fiber?

L’idea è venuta ad Adriana quasi tre anni fa. La sua passione per il tessile e l’attaccamento alla Sicilia, nostra regione natale, l’hanno portata a chiedersi se non si potesse produrre un tessuto con gli scarti degli agrumi. Me l’ha proposto e abbiamo deciso di provarci insieme. Correva l’anno 2011 e Adriana completava i suoi studi a Milano, all’Istituto Afol Moda, specializzandosi sui temi del tessile e in particolare sui materiali innovativi. E così ha cominciato a ragionare sulla possibile risoluzione di un problema che in Sicilia è molto sentito: lo smaltimento degli scarti dell’industria agrumicola (che ammontano a oltre 700 mila tonnellate all’anno). Dalla sofferenza del settore agrumicolo siciliano nasce dunque la nostra idea: utilizzare gli scarti delle arance per creare tessuti sostenibili e vitaminici per l’industria della moda.

Come è stata accolta la vostra idea dalle aziende della filiera?

Il nostro tessuto, consente di regalare nuova vita ad un sottoprodotto che altrimenti verrebbe smaltito come rifiuto, con dei costi di smaltimento considerevoli e un forte impatto sull’ecosistema. Oggi l’agroalimentare e l’agroindustria hanno bisogno di rispondere alla sfida della sostenibilità ambientale da una parte e al problema dell’abbattimento dei costi di produzione e smaltimento dall’altra: il progetto Orange Fiber è stato accolto con entusiasmo e benevolenza proprio perché capace di rispondere in modo innovativo ad entrambi i problemi.

È vero che in concreto le aziende di alta moda stanno investendo nella ricerca innovativa? Quanto è difficile vincere la sfida e non emigrare all’estero?

Il mondo della moda è alla costante ricerca di novità. Come altri settori produttivi, anche la moda deve fare i conti oggi più che mai con le nuove esigenze di innovazione e sostenibilità richieste dal mercato, sia per aumentare la compatibilità e la sostenibilità delle produzioni industriali, sia per rispondere alle esigenze di qualità e tutela della salute da parte dei consumatori. Per questo motivo, negli ultimi anni i grandi brand di moda stanno investendo molto in ricerca e sviluppo, esplorando le vie offerte dall’innovazione di prodotto e i nuovi materiali. Le realtà emergenti possono farcela puntando proprio sul nuovo paradigma ricerca – sperimentazione- innovazione. Se si riesce a vincere questa sfida, lasciare il proprio paese d’origine sarà solo un brutto ricordo. La moda Made in Italy è pronta a scommettere sulle giovani eccellenze nostrane; il percorso è arduo, ma con determinazione e serietà i progetti giusti riescono a volare alto.

Il tessuto che viene creato non solo è ecosostenibile ma rilascia pure vitamine sulla pelle. Quali sono le sue proprietà cosmetiche?

Orange Fiber è un cosmetotessile, ossia un tessile funzionale al benessere di chi lo indossa perché in grado di rilasciare vitamine A, C sulla pelle di chi lo indossa. Funziona come una crema cosmetica da indossare. Le sostanze rilasciate attraverso il processo di rotture delle microcapsule di oli essenziali di agrumi presenti sul tessuto, non sono invasive: al massimo si sente la pelle più morbida e profumata, come se si mettesse la crema al mattino. Gli abiti non ungono e la pelle viene nutrita e idratata. Questa caratteristica è garantita per almeno una ventina di lavaggi, ma stiamo studiando anche le modalità per la ricarica con ammorbidenti specifici.

A quale tessuto conosciuto può essere paragonato l’Orange Fiber?

Orange Fiber è un tessuto dall’aspetto serico paragonabile all’acetato che tutti noi conosciamo. Lo scorso anno, grazie soprattutto al supporto del Seed Money di Trentino Sviluppo e ai finanziamenti privati, siamo arrivate a presentare il primo prototipo il 16 settembre all’Expo Gate di Milano nella giornata della Vogue Fashion Night Out. Il primo tessuto Orange Fiber è stato ottenuto unendo l’esclusivo filato di acetato da agrumi alla seta, in due varianti: raso tinta unita (color seta naturale) e pizzo (color naturale e nero), insieme a due varianti di filato di colore giallo e arancio.

Ci sono delle aziende di moda che si sono già interessate al vostro progetto? Dolce & Gabbana, maison da sempre legata alla Sicilia?

Puntiamo all’alta moda e siamo già in contatto sia con alcuni brand storici del Made in Italy sia con delle catene internazionali. Dolce & Gabbana è un marchio che rappresenta di certo una delle eccellenze del Luxury Made in Italy e il più grande promotore della “sicilianità” nella moda. Una collaborazione con la maison sarebbe sicuramente un simbolo corto per la promozione delle eccellenze che la nostra terra ha da offrire al mondo della moda, in termini di prodotto, qualità e creatività. Eventuali collaborazioni saranno prese in considerazione solo con i marchi che condividono con noi i valori alla base del nostro progetto: sostenibilità, made in Italy e benessere. Ci auguriamo di consolidare nel giro di qualche anno la nostra presenza nel mercato dei tessuti innovativi e di iniziare una fase di internazionalizzazione del progetto.

Il problema degli scarti degli agrumi è sotto studio anche dal Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia che, con il finanziamento di 380 mila euro da parte di Coca-Cola Foundation, sta studiando il processo che consentirà di produrre energia rinnovabile dagli scarti. Voi suggerite un’altra soluzione che mette d’accordo la sostenibilità con la modapotrebbe essere la chiave vincente?

Il nostro progetto mira a risolvere il problema dello smaltimento degli scarti prodotti dall’industria di trasformazione agrumicola attraverso la trasformazione degli stessi in un innovativo filato vitaminico e sostenibile destinato alla filiera tessile. Crediamo che ogni idea o progetto che abbia come scopo la riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni e la creazione di energie alternative e rinnovabili, meriti di essere preso in considerazione come un possibile punto di svolta e momento di rilancio per il nostro Paese. La chiave vincente? Essere sostenibili!

 

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