Dalle arance la nuova fibra tessile sostenibile

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Il 25% della produzione italiana di arance non trova spazio sul mercato: ogni anno 300mila tonnellate di scarti agrumicoli devono essere smaltiti. E se invece fossero trasformati in tessuti? Magari profumati? Due ragazze siciliane, Adriana Santonocito (designer, 35 anni) ed Enrica Arena (27, esperta di comunicazione) insieme all’agro-economista Manfredi Grimaldi, ci stanno provando: il loro progetto di upcycling si chiama “Orange Fiber” e l’obiettivo è creare la prima fibra ricavata dalla cellulosa delle arance per farne un tessuto dove inglobare delle microcapsule con oli essenziali in grado di rilasciare sulla pelle preziose vitamine A, C ed E. Un binomio resistente, per ora, a 40 lavaggi.

L’Ifm di Parigi ha stimato che nel 2013 il mercato del tessile cosmetico raggiungerà i 500 milioni di euro e che crescerà in media del 35% anno su anno. Le prospettive sono ottime, ma la startup per ora ha brevettato solo l’applicazione delle microcapsule e messo a punto il procedimento chimico di estrazione della cellulosa. Il Politecnico di Milano ha già sperimentato la produzione, certificandola come «fattibile», mentre i ragazzi di Orange Fiber hanno già ricevuto premi e sostegno dal Parco tecnologico padano e da quello scientifico-tecnologico della Sicilia (dove loro vorrebbero produrre, un giorno, anche se per ora vivono a Milano), e sono stati appena selezionati per partecipare all’Expo del 2015. Sui social network, poi, sono attivissimi. «Con Orange Fiber daremo il nostro contributo al grave problema dello smaltimento degli scarti agrumicoli», spiegano. E anche il benessere ne guadagnerà. (Ch. B.)

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