Pastazzo d’agrumi: da problema a risorsa

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Ieri abbiamo preso parte al Seminario divulgativo per la presentazione del progetto di ricerca “Uso sostenibile dei sottoprodotti provenienti dalla lavorazione industriale degli agrumi”, svoltosi a Grammichele (CT) nello splendido scenario dell’agriturismo Valle dei Margi.

Il progetto è stato ammesso a finanziamento dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSe) nell’ambito dell’iniziativa volta a finanziare progetti di ricerca e sviluppo nel settore agro-industriale nelle aree di produzione della Sicilia orientale.

In particolare, si fa riferimento a tutti quei progetti che hanno come obiettivo primario il reimpiego sostenibile degli scarti provenienti dalla lavorazione industriale degli agrumi, quello che in gergo si chiama pastazzo d’agrumi.

Prima di entrare nel merito del progetto, ci sembra doveroso farvi capire bene di cosa stiamo parlando.

Cos’è il pastazzo?

Il pastazzo è quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi e che rappresenta circa il 50% del peso della frutta processata. Secondo quanto affermato al seminario, il dato aggiornato si attesterebbe a circa 1 milione di tonnellate l’anno di pastazzo prodotto in Italia.

 

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Un rifiuto ingombrante, insomma, che finora ha rappresentato un grosso problema per l’intera filiera agrumicola a causa dei suoi elevati ed imprevedibili costi di smaltimento. 

Si è cercato di riutilizzarlo come fertilizzante in agricoltura e come mangime per animali, additivo per alimentazione umana o compost (con un lentissimo processo di trasformazione).

Nessuna di queste soluzioni tuttavia è in grado di assorbire l’ingente quantitativo prodotto in Sicilia cosicché le aziende, impossibilitate ad affrontare gli elevati costi di smaltimento, in alcuni casi hanno commesso illeciti che, oltre a provocare danni ambientali, hanno avuto conseguenze civili e penali per gli amministratori.

Le cose però stanno cambiando e di recente il pastazzo d’agrumi è oggetto di un processo di rivalutazione volto a mettere in luce il suo potenziale.

Con l’art. 41- quater del noto “decreto del fare”(DL 69/2013), poi convertito in legge (con legge 98/2013, pubblicata in G.U. n. 184 del 20 agosto 2013) che ha introdotto la “disciplina dell’utilizzo del pastazzo di agrumi“, il pastazzo da scarto viene riclassificato come sottoprodotto agrumicolo!

Da problema a risorsa, il pastazzo è stato individuato come componente nella produzione di biogas, dando vita ad un circolo virtuoso di recupero degli scarti che, oltre a generare un ritorno economico, contribuisce a generare energia elettrica e termica rinnovabile.

Il progetto del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia con il finanziamento non condizionato di The Coca-Cola Foundation, per citarne uno, si inserisce proprio in questo filone.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione per il pastazzo d’agrumi, una rivoluzione normativa e giuridica che “cambia il mondo” – come ha affermato il Senatore Giuseppe Compagnone proprio ieri.

Oggi gli scarti e i sottoprodotti dell’industria agrumicola rappresentano una risorsa economica per l’intero Paese, e per individuare quali sono le strade più valide per questo obiettivo, che lo scorso settembre il MiSE ha messo a bando 2 milioni di euro per supportare le aziende del comparto nei processi di Ricerca & Sviluppo a favore della green economy e dell’industria sostenibile Made in Italy.

 

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In linea con la nostra visione per cui gli scarti agrumicoli non vanno gettati via ma trasformati, abbiamo presentato la nostra idea di creare un tessuto sostenibile e vitaminico, simile alla seta, con effetti benefici sulla pelle al bando.

Il progetto verrà svolto dalle imprese Citrofood (Capofila) e Cinzia Alimentari e realizzato con il contributo scientifico e tecnico del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A) dell’Università di Catania, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali (SAF) dell’Università di Palermo, del Dipartimento di Agraria dell’Università di Reggio Calabria, nonché del supporto del Centro Studi di Economia applicata all’Ingegneria – CSEI Catania.

Il progetto vede coinvolti inoltre noti brand dell’industria alimentare come DAIS, l’industria di produzione di bibite Sibat Tomarchio, l’industria agrumaria Ortogel, la Società di assistenza e consulenza alle imprese agrumarie Citrech, l’Azienda Agraria Sperimentale dell’Università di Catania e, sorpresa, anche noi di Orange Fiber!

L’obiettivo del Progetto è la messa a punto di prototipi industriali e l’elaborazione di apposite linee guida che rendano sostenibili gli usi tradizionali del pastazzo.

L’attività di ricerca e sviluppo industriale sperimentale, servirà a valutare l’idoneità e la fattibilità dell’uso del pastazzo per l’alimentazione umana, la valorizzazione del residuo solido di depolpatori, la produzione di ammendante, il trattamento naturale delle acque reflue agrumarie e la produzione di tessuti.

Per quanto ci riguarda, grazie al progetto, mettere a punto a livello semi-industriale tecniche sostenibili di estrazione della cellulosa da agrumi per la produzione di filati e tessuti sostenibili.

Non ci resta che rimboccarci le maniche e cercare di tirare fuori il meglio di noi…e del pastazzo!

 

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